La 906 rappresentò una vera e propria rivoluzione rispetto alla 904, riflettendo i nuovi standard fissati da Ferdinand Piech. Cominciamo dalla rigidità: mentre quella della 904 derivava dalla struttura della carrozzeria in fibra di vetro stampata e incollata, quella della 906 è garantita da un telaio spaziale multitubolare in acciaio, rivestito da pannelli della carrozzeria in fibra di vetro privi di sollecitazioni. Il risultato finale è che, oltre a una rigidità notevolmente aumentata, la 906 pesa 113 kg in meno della sua “sorella maggiore”, per un peso surreale di 580 kg! La combinazione del motore 901/20, da 220 ch, e del design della carrozzeria perfezionato nella galleria del vento per garantire un’aerodinamica perfetta, permise alla 906 di raggiungere i 280 km/h sul circuito di Le Mans – un’impresa straordinaria per un’auto della Classe 2L! Sulla scia del successo alla 24 Ore di Daytona, la 906 partecipò alla 12 Ore di Sebring del 1966 (vincendo anche lì la propria classe), poi alla 1.000 km di Monza (4° e 5° posto dietro alla Ferrari 330 P3 e a due Ford GT40), alla Targa Florio (vittoria assoluta), ai 1.000 km di Spa (vittoria di classe), ai 1.000 km ADAC al Nürburgring (vittoria di classe)… Poi arrivarono le 24 Ore di Le Mans del 1966, dove le 906 conquistarono il 4°, il 5° e il 7° posto dietro alle GT40. In seguito, Ferdinand Piech orientò la sua scuderia verso lo sviluppo della 907, poi della 908 e della 910, prima di passare alla 917. Alla fine furono prodotti circa 65 esemplari della 906 Carrera 6, invece dei 50 inizialmente previsti… proprio grazie al suo successo!
Il nostro esemplare, il n. 906-113, fu consegnato giusto in tempo per la 12 Ore di Sebring al famoso pilota Ed Hugus, che conquistò una vittoria di classe alla 24 Ore di Le Mans del 1957 al volante della sua Porsche 550, oltre ad altre imprese al volante della Ferrari 275 P, 250 TR, 250 GT SWB, 250 GTO e Porsche 718 RSK, solo per citarne alcune… La #906-113, sebbene appena uscita dalla fabbrica, si classificò quarta nella sua classe e ottava assoluta. In seguito, Ed Hugus la iscrisse alle gare SCCA, prima a Cumberland (vittoria di classe), poi a Lexington, prima di gareggiare a Riverside nel novembre 1966 (7° assoluto). Alla fine del 1966, Ed Hugus vendette la #906-113 a Clive L. Philipps, che continuò a gareggiare al volante in numerose competizioni, tra cui una vittoria di classe alla 500 Miglia di Road America nel 1968. Fu dopo questa gara che Mike Rahal acquistò l’auto. La guidò nelle 12 Ore di Sebring e nelle 6 Ore di Watkins Glen del 1969 (classificandosi secondo nella sua classe a Watkins Glen), nel 1970 (terzo nella sua classe a Sebring) e nel 1971. Nel 1971, Mike Rahal decise di modificare la carrozzeria della #906-113 nel tentativo di migliorarne le prestazioni. Il muso fu allungato, mentre la parte posteriore fu accorciata e allargata, avvicinando il design complessivo a quello di una Porsche 917K.
Nel 1974, la #906-113 fu venduta a Charles Allshouse, che a sua volta la cedette un anno dopo al leggendario collezionista Rudi Klein, responsabile dell’officina Porsche Foreign Auto e in seguito noto per la sua incredibile collezione di “bellezze addormentate”, The Junkyard, recentemente venduta all’asta. La #906-113 fu acquistata nel 1987 da Wolfgang Klotz, che la riportò in Germania con l’intento di restaurarla e riportarla alle specifiche originali. Alla fine, però, non ebbe il tempo di portare a termine questo lavoro, e fu l’attuale proprietario – un collezionista esigente e gentleman driver ben noto nel circuito Peter Auto – ad assumersi l’incarico. Prima di dare il via al restauro, l’attuale proprietario si è premurato di scattare un gran numero di fotografie che, una volta completato il restauro, hanno permesso all’esperto di modelli Andy Prill di valutare e autenticare l’auto presentata in queste pagine come la n. 906-113. Oggi la nostra 906 conserva ancora il telaio e il cambio originali. Il suo motore, andato perduto durante la sua carriera agonistica, è stato sostituito da un propulsore più potente da 2,7 litri ed è affiancato da un altro motore su carrello, conforme alle specifiche e pronto all’uso! Da quando il restauro è stato completato, la n. 906-113 ha percorso poco meno di 1.000 km, poiché il nostro collezionista ha preferito esporla come parte della sua collezione. Il dossier allegato descrive in dettaglio tutti gli interventi effettuati per ottenere questo risultato e conferma l’assoluta autenticità dell’auto, convalidata dai due esperti del modello, Andy Prill e Jürgen Barth, mediante un confronto con un altro esemplare recante lo stesso numero di telaio presente in Asia. Questa vettura, rimasta nascosta alla vista dal 1971, era l’anello mancante nei registri del registro…
Si parla spesso del «senso di occasione speciale» che certe auto sanno offrire… gli spazi angusti di una Lotus Elan 26R, il rombo del motore a 12 cilindri di una Ferrari 250, la ferocia di una Bugatti da Gran Premio a 8 cilindri… l’auto presentata in queste pagine trascende tutti questi confini. Le sue linee sono mozzafiato, il suo rombo ipnotizzante, l’atmosfera che offre al volante è inconfondibile e la sua competitività sui circuiti storici di oggi (così come la sua ammissibilità, che è semplicemente assoluta: Le Mans Classic, Tour Auto, Goodwood e tutti gli eventi Peter Auto o MRL) trasformano il privilegio di possedere una 906 in un autentico richiamo alla gara che non stancherebbe mai nessun gentleman driver, ognuno dei quali si innamora perdutamente alla vista del proprio nuovo giocattolo. La #906-113 aggiunge a tutto ciò l’autenticità assoluta che è così difficile da trovare nelle auto di questa categoria. Cari colleghi gentleman driver e collezionisti, ecco la vostra occasione per possedere una delle sole 65 Porsche 906, ora proposta con una stima interessante basata sui recenti risultati di mercato. Fate le vostre offerte…