Rappresenta l’evoluzione più raffinata del motore boxer a quattro cilindri prodotto da Porsche e progettato da Ernst Fuhrmann, il famoso tipo 587/1. La 356 Carrera 2 GS 2000 era quella che oggi definiremmo una «sleeper»: a un occhio inesperto sembrava una normale 356, ma la differenza stava nei dettagli. Dettagli che avevano un prezzo, molto alto: la Carrera 2 si collocava al vertice della gamma, costando più del doppio di una 356 «base», allo stesso livello di una Maserati 3500GT o di una Jaguar E-type.
La maggior parte delle Carrera 2 fu prodotta nella versione GS, sebbene fosse disponibile anche una versione GT, con circa venti cavalli in più, porte e cofano in alluminio, finestrini in plexiglas e finiture ancora più essenziali.
Per l’anno modello ’63 ne furono prodotti 278 sulla base della 356B T6; in totale, comprese le successive Carrera basate sulla piattaforma C, la produzione si fermò a 436 unità, tra coupé e cabriolet. Circa venti esemplari furono venduti in Italia. Sebbene le Carrera 2 basate sul modello B fossero più numerose di quelle successive, erano le più ricercate grazie ai loro raffinati freni «anulari», di cui parleremo più avanti.
Sono i dettagli a distinguere una 356 come Carrera 2: esternamente, le griglie anteriori lasciano spazio a due prese d’aria per i radiatori dell’olio anteriori, mentre la calotta posteriore — sotto le griglie — è aperta per migliorare la ventilazione. L’elemento distintivo è la «gonna del silenziatore», la griglia sotto il paraurti che serve a nascondere le doppie testate dei cilindri e un generoso impianto di scarico con doppia uscita centrale, circondato da innumerevoli prese d’aria di raffreddamento.
Altrettanto distintivi all’interno sono il volante in legno e gli interni in pelle offerti di serie, insieme all’interruttore per le doppie candele. Infine, il contagiri arriva fino a 8.000 e il contachilometri fino a 250.
Sebbene non siano evidenti, i freni a disco rappresentano un’innovazione importante, essendo montati di serie per la prima volta su una 356. Sono dotati del sistema «anulare/ad anello» derivato direttamente dalle monoposto di Stoccarda, successivamente sostituito dalle più comuni pinze ATE negli ultimi modelli Carrera 2 basati sulla 356 C.
E poi c’è il capolavoro, il motore, che si intravede a cofano chiuso, ma che una volta aperto rivela tutta la sua magnificenza: una presa d’aria prominente, carburatori gemelli a doppio corpo, doppia accensione, quattro alberi a camme e nessun scambiatore di calore, per una potenza di 130 horsepower. Per compensare la mancanza di riscaldamento, fu installato un riscaldatore a benzina Eberspacher, il cui utilizzo era estremamente pericoloso e che spesso veniva lasciato scollegato!
Il suono del motore è unico, molto caratteristico, capace di urlare a regimi tecnicamente impossibili per una normale 356. Vanta inoltre una flessibilità e una reattività che rivaleggiano con quelle di una 911 della stessa cilindrata.
Il modello che proponiamo è stato prodotto il 7 novembre 1962, fatturato il 22 novembre dello stesso anno negli Stati Uniti: un modello dell’anno di produzione ’63 in Ruby Red con interni in pelle nera e lo specchietto retrovisore come unica opzione.
Dopo 26 anni trascorsi in America, questa splendida Carrera 2 è arrivata in Italia all’inizio del 1988, probabilmente in buone condizioni, senza aver mai partecipato a competizioni, ma piuttosto come Gran Turismo ad alte prestazioni. Perché lo affermiamo? Per via degli interni e del motore: dopo 64 anni, la tappezzeria è ancora quella di serie, così come il blocco motore, una caratteristica rara e unica sulle Carrera 2, che molto spesso venivano dotate di motori di ricambio, perdendo così il motore originale.
Alla fine degli anni ’80, l’auto è stata sottoposta a un restauro conservativo di alto livello, che ha preservato, come già detto, gli interni e ha rinnovato la carrozzeria e la meccanica. A seguito di questi interventi, la 356 Carrera 2 ha partecipato a numerosi Concours d’Elegance, tra cui la Porsche Parade a Cortina nel 1992. Insieme a una simile Carrera 2 grigio grafite, è apparsa sulla copertina e in un ampio articolo su Ruoteclassiche all’inizio degli anni ’90.
Dopo due proprietari, uno a Padova fino al 1993 e uno a Roma fino al 2016, l’auto è passata nelle mani dell’attuale proprietario. Negli ultimi anni, l’auto è stata sottoposta a una revisione meccanica approfondita da parte di un rinomato specialista della 356, conservando gli interni originali, ora integrati da una seconda coppia di sedili anteriori in pelle nera, facilmente sostituibili per evitare un’eccessiva usura di quelli originali.
Tutti i dettagli specifici della Carrera 2 sono presenti e originali, a partire dal riscaldamento, dall’intero sistema di doppia accensione originale, dal circuito di raffreddamento, dallo scarico e dall’impianto frenante.
È incluso il manuale d’uso originale della Carrera 2, insieme ai documenti di immatricolazione CSAI Autostoriche e CRS ASI, al certificato di origine Porsche e all’estratto cronologico.
È possibile visionarla su appuntamento a Bologna.
Maggiori dettagli su www.gulfblue.it